G I O V A N N I G R E P P I

... hanno scritto

Giovanni Greppi - Le verità integre

..le verita' integre o parziali di cui si occupa l'artista, si celano, per connubio misterioso ed in equilibrio precario, tra l'individuale – particolare, e l'oggettivo – assoluto. Da questa zona sacra, in continuo mutamento ma senza disgregamenti; con l'intuizione; la totalità della persona, nascono delle immagini con le forme dell'inconscio visivo collettivo ed il seme della verita' che si svela agli uomini quando collettivamente viene accolta per, a sua volta nutrire il nuovo inconscio, proiettando verso il futuro nuove forme d'arte.
Siamo ora (ma dal settecento), intrappolati nella mente, invece di usare la nostra interezza nelle giuste proporzioni. E l'inconscio, con la nostra parte ancestrale, sognante, “notturna”; quella dell'insegnamento attraverso le favole tramandate, dei riti iniziatici collegati all'uomo e al mondo naturalistico; l'inconscio, agonizza per mancanza di quel nutrimento che infine deriva dal sacro, dal mistero, dal quale nasce lo spazio per l'improbabile, l'impossibile, e perfino i sogni di una societa' migliore

La Pietà
PULSIONE PASSIONALE SDEGNO AMORE

Siamo tutti fin troppo tristemente avezzi ad immagini e notizie di violenze e soprusi perpetrate a danni di innocenti, ed un’altra esposizione dedicata a questi temi può sembrare un’ulteriore intrusione nella nostra ricerca di quelli angoli di pace e serenità a cui tutti aneliamo.
Ognuna di queste incisioni contiene due immagini chiave che ne rendono più agevole la lettura; la violazione; l’atto violento portato alla ribalta dalla cronaca quotidiana e d’altra parte, il suo opposto; il simbolo che richiama a quella parte di noi allo stato primordiale – ante violazione; innocente appunto. L’abisso di differenza tra ‘quello che avrebbe dovuto essere’ e la realtà delle cose è uno degli elementi che ispira questo ciclo della ‘Pietà’.
Nella medesima immagine troviamo la ‘pietà’ per eccellenza – quella di Michelangelo con la Madonna e suo figlio in grembo, insieme ad una madre palestinese che accarezza la testa di suo figlio morto ‘per sbaglio’ in una faida. Una bambina che si dondola con la grazia propria dell’innocenza sull’altalena mentre sullo sfondo abbiamo un’orgia. Un carretto carico di figure emaciate di bambini di ‘ritorno’ dal lager per essere seppelliti a fronte di due bambini felici che giocano su un triciclo. Il piede dal quale spunta un fucile con i versetti coranici dai quali viene interpretato l’inneggio alla guerra santa di fianco al piede di cristo con i buchi. Il tema vero è in effetti la redenzione operata da tutti – soprattutto gli innocenti inconsapevoli - in tutti i modi possibili attraversando tutti i tempi.
La morte e la sofferenza di chi non c’entra, di chi l’accoglie per forza senza aver potuto scegliere, di chi non se l’aspetta e non ne capisce i motivi e la subisce con stupore e terrore assoluti di fronte alla ferocia. Oltre all’ovvia indignazione, sdegno, rabbia, abbiamo in qualche modo anche un’emozione profonda di compassione nel senso buddista del termine; un’amore intriso di un’incomprensibile speranza.

OGNI SEGNO

Ogni segno lasciato su una tela, anche se errato, anche se- come di fatto avviene- frutto di una nevrosi; anche se in seguito cancellato, lascia una traccia infine indispensabile al quadro ultimato.
Come nella vita.